Maryline Desbiolles

L’ascesa verso il mare

Sull’erba rasa delle cime si stampano il cielo e il volo lancinante del grande corvo, dell’aquila o forse anche del gipeto: noi non siamo più vicini al cielo, noi siamo nel cielo, nella sua orma, nel disegno dei suoi fiori, nelle incisioni danzanti, zampillanti, delle corna di stambecco o di camoscio.

Il cielo e le sue nuvole: la sorgente di Fontanalba è lattiginosa come una nuvola, una bruma leggera di aurora bambina, quando le parole non riescono ancora a separare, ma intrecciano una lingua amorosa dove l’italiano e il francese non gridano, e soprattutto non gridano al lupo. Mi piace immaginarlo bianco, anche lui, il lupo che non si vede e che ha dovuto svanire nella luce troppo viva del giorno che avanza.

Eppure, la più grande meraviglia viene dalla speranza che noi mettiamo nel mare comune, comune al Mercantour e alle Alpi Marittime, al groviglio delle loro lingue, comune e desiderabile sopra ogni cosa: è verso questo mare che noi saliamo, è lui che svelano le altitudini più elevate, è in lui che ci perdiamo dalla cima dell’Argentera dove non sappiamo più che cosa ci abbagli: lo splendore della neve, lo scintillio delle rocce, l’argento del mare. O questa felice confusione.

Maryline Desbiolles

Lontana dalla scena letteraria parigina, Maryline Desbiolles vive e scrive nell’entroterra nizzardo dal 1998, anno in cui pubblicò La seiche. Quest’opera ha rivelato lo straordinario lirismo della sua scrittura, quello stesso che ritroviamo in Anchise, testo che ha ottenuto il premio “Femina” nel 1999, e inoltre in Primo, pubblicato nel 2005.


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