Patrick Berhault

Al termine del mio viaggio

Mentre si fa chiaro arrivo ai piedi del diedro. È in condizioni disastrose, la neve e il ghiaccio ne hanno totalmente tappezzato il fondo, sono sporchi anche i tratti strapiombanti. Ditemi che è un brutto sogno! Lancio imprecazioni contro il cielo, ho bisogno di parlargli... Ogni metro, ogni movimento è una battaglia, e sarà così fino in vetta, senza nessuno sconto.

Per evitare di tornare indietro dal tetto, attrezzo un sistema di autoassicurazione con corda recuperabile. Ma il recupero si rivela meno semplice del previsto: sono costretto a scendere in doppia fino all’angolo dello strapiombo per manovrare le corde gelate e riuscire a farle scorrere. Per un pelo! Non mi sorrideva per nulla la prospettiva di dovermi rifare il tetto in senso inverso. Sull’ultima lunghezza guadagno un centimetro alla volta perché le condizioni sono, se possibile, ancora più orribili che altrove.

Il tempo non esiste più. Eppure conosco il posto, so che la spianata sommitale è qui, vicinissima, so che non può mancare molto. Scavare un’ultima volta nella neve, trovare l’appiglio, ristabilirsi... E di colpo tutto si allenta, quindici metri sopra di me spunta la croce, in pieno vento, imprigionata dal ghiaccio in vetta a questa spianata “inaccessibile”, isolata dal resto del mondo nel regno della verticalità.

Sono sopraffatto dall’emozione, ho la profonda sensazione di essere arrivato al limite di me stesso, di aver dato tutto e, in ginocchio nella neve, piango a lungo come un bambino. Qui, sul Corno Stella, ho ritrovato la mia adolescenza, la mia scoperta della montagna. Ho sempre sognato di scalare da solo e d’inverno questa parete che, trent’anni fa, simboleggiava la difficoltà estrema del massiccio, un autentico mito. Oggi, al termine del mio “viaggio”, quel sogno si realizza.

Da: Legato ma libero, Vivalda, 2002.

Patrick Berhault

Nato nel 1957 a Thiers, nel cuore della Francia, scoprì l’alpinismo da ragazzo nelle Alpi Marittime. Affermatosi come grande talento dell’arrampicata in falesia, manifestò presto una spiccata predilizione per l’alpinismo estremo d’alta montagna. Dall’agosto del 2000 al febbraio del 2001 fu protagonista di una “grande traversata” delle Alpi, raccontata in due volumi e in un film. Scompare nel 2004, per il cedimento di una cornice di neve, sulla cresta del Dom de Mischabel (Svizzera).


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