Atlante del Patrimonio Naturale

Un biglietto da visita per presentarsi al mondo intero, tredici schede e quindici carte per raccontare la ricchezza ambientale del territorio transfrontaliero Marittime Mercantour. Dalla posizione geografica al clima, dalla geologia alle rarità botaniche, dai grandi erbivori agli invertebrati più minuscoli: una chiave di accesso per tutti all’eccezionale biodiversità dei due Parchi.

L’Atlante è in costante fase di revisione. A breve ne verrà pubblicata la terza edizione, ampliata e aggiornata in base ai più recenti risultati delle ricerche, che ogni anno portano alla luce aspetti nuovi dell’immenso patrimonio naturale dei due Parchi.


Un regno della diversità

Lo spazio Mercantour-Alpi Marittime

Ma che cosa sono in definitiva le Alpi Marittime? Dal punto di vista geomorfologico le Marittime rappresentano un massiccio montuoso tipicamente alpino: alte quote, versanti con forti pendenze, natura geologica complessa, precipitazioni elevate e periodi vegetativi brevi. Queste caratteristiche sono all’origine di dinamiche naturali particolarmente evidenti, che tendono a manifestarsi in modo violento e non uniforme. Tra le specificità di questo settore montuoso si possono citare la presenza di ghiacciai, ubicati a distanze molto ridotte dal mare, nonché la straordinaria biodiversità, in ambito sia faunistico sia botanico, che si spiega con la particolarissima posizione geografica: un crocevia in cui si sono mescolati influssi alpini, provenzali, mediterranei e liguri. Il risultato è che oggi nelle Marittime convivono specie artico-alpine e specie tipicamente mediterranee.

All’estremo meridionale delle Alpi

Due aree naturali protette

All’estremità meridionale dell’arco alpino sud occidentale, tra il 1979 e il 1980, furono istituiti il Parco nazionale del Mercantour, in Francia, e la Riserva del Bosco e dei Laghi di Palanfrè e il Parco naturale dell’Argentera, in Italia. Le due aree protette italiane, nel 1995, sono state accorpate e hanno dato vita al Parco delle Alpi Marittime. Questi territori hanno beneficiato a lungo di una forma di protezione apportata dalla presenza di riserve di caccia su entrambi i versanti. I due Parchi sono inseriti nell’elenco dei siti d’interesse comunitario (SIC) per la conservazione della biodiversità delle Alpi e con altre aree del comprensorio transfrontaliero costituiscono una rete ecologica di quasi 170.000 ettari di superficie.

Massiccio dal cuore cristallino

Argentera - Mercantour

I Parchi delle Alpi Marittime e del Mercantour sono caratterizzati, dal punto di vista geologico, da una grande diversità che si manifesta, in modo particolare, attorno a quello che gli studiosi definiscono Massiccio cristallino dell’Argentera-Mercantour. Questo, di forma ellittica con orientamento dell’asse maggiore lungo la direzione nordovest-sudest, è circondato da diverse unità strutturali d’origine sedimentaria i cui caratteri originari sono stati in parte alterati dal metamorfismo alpino.

La morfologia

Un paesaggio disegnato dai ghiacciai

Il Massiccio dell’Argentera-Mercantour è situato nelle Alpi sud-occidentali, in prossimità del Mediterraneo e della pianura piemontese. Con più di venti cime che superano i 3000 metri, questo gruppo montuoso è caratterizzato da una morfologia profondamente incisa, dalla chiusura delle valli e da versanti scoscesi. Il rilievo è fortemente condizionato, nella parte centrale, dalla presenza del Massiccio cristallino, una porzione ringiovanita della vecchia crosta continentale europea, e, in quella periferica, da zone estese di rocce sedimentarie interessate solo dal ciclo orogenetico alpino, disposte in festoni attorno al Massiccio cristallino. Di grande fascino sono i paesaggi deglaciati, lasciati, su entrambi i versanti di questo tratto delle Alpi, dall’erosione glaciale würmiana, che ha modellato le valli ed i circhi di testata dove, gli gneiss e le peliti permiane, presentano meravigliose superfici lisciate e striate.

Clima e idrografia

Alpi sotto l’influsso del mare

Il clima delle Alpi sud-occidentali è influenzato dalla vicinanza al Mar Mediterraneo che ne mitiga i rigori della stagione invernale, causa un’irregolare distribuzione delle precipitazioni e crea condizioni di sostanziale aridità in estate. L’area, a scopi descrittivi, viene suddivisa in tre zone climatiche: nord, centrale ed est, quest’ultima parallela al confine. Le precipitazioni maggiori si registrano nel settore orientale. La rete idrografica insiste su diversi macro-bacini: tre sul versante italiano, sei su quello francese. I corsi d’acqua hanno un regime torrentizio caratterizzato da maggiori portate in occasione del disgelo tardo- primaverile e delle piogge autunnali. Numerosi sono i laghi in ambedue le aree protette.

L’uso del suolo

Dal piano al monte

L’analisi comparativa dell’uso del suolo nell’area transfrontaliera evidenzia molti tratti in comune tra i due Parchi, legati alla loro appartenenza a un comprensorio tipicamente alpino. Ciononostante, dal paragone tra di essi emerge una netta disomogeneità delle categorie di uso del suolo rappresentate, fra cui spicca la contrapposizione tra la notevole estensione delle praterie d’altitudine del versante francese e l’ampiezza delle superfici non vegetate su quello italiano. Da ciò deriva uno degli aspetti più interessanti dell’area transfrontaliera nel suo complesso, ossia la marcata complementarietà.

Habitat ed endemismi

Una flora di 2400 specie

L’area protetta transfrontaliera, grazie alla sua particolare collocazione biogeografica e alla sua varietà geologica e climatica, è caratterizzata da una singolare complessità di ambienti. Sono circa una decina gli habitat d’interesse prioritario compresi in essa e nei Siti d’interesse comunitario (SIC) afferenti; a questi devono inoltre essere aggiunti numerosi altri ambienti segnalati dalla Direttiva Habitat. Per gli stessi motivi tale area rappresenta una zona d’interesse floristico d’importanza internazionale; alla sua fama contribuiscono la ricchezza di specie, che raggiunge le 2400 unità, e l’ampiezza del contingente endemico, in cui si annoverano dieci specie endemiche ristrette e cinquanta a più ampia diffusione.

La sassifraga dell’Argentera

Un endemismo transfrontaliero

La sassifraga dell’Argentera è una pianta alpina endemica del Massiccio cristallino dell’Argentera Mercantour. Il suo habitat, molto specifico, è limitato alle fessure nelle rocce silicee, preferibilmente sulle pareti verticali. I popolamenti sono costituiti da pochi esemplari per stazione sino a qualche decina. Le caratteristiche biologiche ed ecologiche della pianta, nonché la sua distribuzione ristretta ne fanno una specie di alto valore naturalistico. La maggior parte dell’areale di presenza della sassifraga ricade all’interno dei confini dei due Parchi.

Le specie vulnerabili e rare

Direttive Habitat ed Uccelli

Il mosaico di habitat del Mercantour e delle Alpi Marittime ha determinato la presenza di un’impressionante diversità di specie animali, tipiche sia della fauna alpina sia di quella mediterranea. Contribuiscono a questa straordinaria biodiversità i grandi animali, ma soprattutto quelli più piccoli ed elusivi. Queste specie, ancora poco conosciute e in molti casi endemiche, sono oggetto di programmi di ricerca da parte delle due aree protette.

L’aquila reale

Imperatrice del cielo

L’aquila reale, rapace di grande taglia, è stata per lungo tempo una delle specie emblematiche dei due Parchi, analogamente allo stambecco. Oggi condivide questa notorietà con il gipeto, recentemente reintrodotto. La popolazione di aquila nidificante sull’insieme della zona d’influenza delle due aree protette è stimata in circa sessantatre coppie. Tale abbondanza è il risultato congiunto delle azioni di protezione legate allo status della specie e della regolamentazione applicata nei Parchi italiano e francese.

La reintroduzione del gipeto

Un progetto di lungo termine

Il gipeto è il più grande rapace dell’arco alpino e anche uno dei più rari. La specie è oggetto di un programma internazionale di reintroduzione nelle Alpi, iniziato nel 1978. Nel 1993 i Parchi del Mercantour e delle Marittime, all’estremità meridionale dell’arco alpino occidentale, entrano a far parte del progetto di rilascio. Le reintroduzioni vengono effettuate ad anni alterni; quella del 2006 ha avuto luogo nel Parco delle Alpi Marittime portando a ventinove il numero degli uccelli liberati. Recentemente si è formata una coppia in Valle Stura che presto dovrebbe far nascere i primi giovani nell’area d’influenza dei due Parchi.

Lo stambecco

Una specie in espansione

Lo stambecco, quasi estinto dall’arco alpino all’inizio del XIX secolo, è stato reintrodotto nelle Alpi Marittime negli anni Venti del Novecento, su iniziativa del re d’Italia. La diffusione della specie, ai livelli attuali, tuttavia, è merito della collaborazione, avviata negli anni Ottanta, fra le due aree protette transfrontaliere. Oggi, sui due versanti alpini, si stima la presenza di 1600 stambecchi, con un areale di distribuzione che va ben oltre i territori dei Parchi delle Marittime e del Mercantour.

Il lupo

Un ritorno naturale

Il lupo all’inizio del Novecento era scomparso da gran parte del suo areale di distribuzione originario e da molti paesi, tra cui la Francia. La popolazione di lupo in Italia, invece, sopravviveva nell’Appennino centrale e meridionale. All’inizio degli anni Novanta, il predatore è ritornato naturalmente sulle Alpi Marittime. La prova della riconquista spontanea delle Alpi occidentali da parte del lupo è stata convalidata scientificamente da indagini genetiche condotte sulle faci dell’animale.


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