I risultati

L’Inventario ha da subito goduto del grande entusiasmo e partecipazione di molti esperti tassonomi ed ecologi che hanno perlustrato il territorio Marittime Mercantour alla ricerca delle forme viventi che lo popolano, dalle alte altitudini alle profondità delle grotte sotterranee.

Tra il 2007 e il 2012, oltre 350 tassonomi provenienti da 88 istituzioni scientifiche europee hanno mostrato interesse nel progetto partecipandovi attivamente, e di questi più di 200 hanno direttamente effettuato ricerche nel territorio dei Parchi del Mercantour e delle Alpi Marittime.

In totale, dal 2007 sono stati raccolti circa 61.000 dati riguardanti 20.000 località e più di 10.000 specie! Tra queste diverse decine sono nuove per la scienza! Centinaia di nuove specie sono state segnalate per la prima volta per il territorio francese e italiano, ma anche per quello regionale e per i parchi. La totalità dei dati tassonomici acquisiti nell’ambito dell’inventario sono inseriti e resi accessibili al pubblico attraverso il sito web dell’Inventaire National du Patrimoine Naturel.

Per dare un’idea, possiamo citare l’aumento del numero dei dati di presenza delle specie di artropodi nori per i due parchi: meno di 2.000 prima dell’inventario... 6.884 oggi! Questa forte crescita sottolinea la necessità di investire in un progetto di questo tipo al fine di poter avere una più completa visione della ricchezza biologica del territorio e del’importante ruolo della comunità di tassonomi, coinvolti, insieme ai gestori delle aree protette, nella consolidazione delle conoscenze del nostro patrimonio naturale.

Per fare un esempio, citiamo il lavoro realizzato sui licheni da parte dalla Association Française de Lichénologie nel Parc du Mercantour. Gli esperti hanno osservato 1.200 specie di licheni di cui almeno una decina sono specie nuove per la scienza, mentre sono state raccolte sessanta nuove osservazioni per il territorio francese... considerando che due delle sette valli del parco devono ancora essere esplorate, è un risultato di tutto rispetto!

Parallelamente nel territorio italiano, alle 101 specie di licheni noti per il Parco Naturale Alpi Marittime, i ricercatori dell’Università di Torino e loro collaboratori hanno aggiunto 41 nuove segnalazioni, di cui Lecanora conferta (Fr.) Grognot e Lecidea commaculans Nyl., specie segnalate per la prima volta sul territorio piemontese, e Cyphelium notarisii, specie inserita nella Lista Rossa dei licheni italiani, che è stata osservata nel Parco per la prima volta!

Martin Nebel, esperto di muschi, Parco Naturale Alpi Marittime (M. De Biaggi)
Martin Nebel, esperto di muschi, Parco Naturale Alpi Marittime (M. De Biaggi)
Anche per il mondo delle briofite (gruppo tassonomico che include i muschi e piante non-vascolari), sono emerse moltissime novità. Per esempio, per il territorio del Parco Naturale Alpi Marittime, sono state individuate 183 specie, di cui 39 rare e interessanti dal punto di vista conservazionistico, e 7 specie di muschi mai osservati in Piemonte!

Gli ambienti sotterranei acquatici e terrestri, relativamente poco conosciuti, sono stati anch’essi esplorati. Lo studio di questi ambienti implica in realtà un’organizzazione piuttosto complessa (collaborazione tra speleologi per lo studio degli ambienti sotterranei terrestri) e tecniche di raccolta molto specifiche per entrambi gli ambienti, proprio per questo attività effettuate da un numero relativamente ristretto di tassonomi. Diverse specie di crostacei acquatici e coleotteri sono stati identificati nel Parc National du Mercantour, di cui almeno 9 specie sono nuove per la scienza. Ad esempio citiamo la descrizione del coleottero Duvalius magdelainei tordjmani, raccolto nel 2010 in una cavità della valle del Roya dal gruppo di Biospeleologia terrestre.

//Troglocheles lanai//, la nuova specie di acaro trovata in una grotta del Parco Alpi Marittime (F. Tomasinelli)
Troglocheles lanai, la nuova specie di acaro trovata in una grotta del Parco Alpi Marittime (F. Tomasinelli)
Nel Parco delle Alpi Marittime, tra le numerose scoperte di questi anni di ricerche, vi è il ritrovamento del palpigrade Eukoenenia bonadonai (Condé 1979), un rarissimo aracnide di grotta dalle piccolissime dimensioni (2-3 mm), privo di pigmentazione e caratterizzato dalla presenza di un lungo flagello (pedipalpo) all’estremità dell’addome. Inoltre nel 2011 è stata descritta per la prima volta una nuova specie di acaro troglobio (che vive esclusivamente in grotta) Troglocheles lanai (Zacharda et al., 2011).

Gli ambienti acquatici superficiali, molto più conosciuti di quelli sotterranei, sono stati oggetto di numerose ricerche che hanno riguardato tutte le loro componenti biologiche: insetti bentonici, macrofite (vegetali superiori) e le alghe. Questo studio completo sugli ambienti acquatici permetterà di comprendere a fondo il funzionamento nel suo insieme e pertanto di adottare strategie di gestione più adatte.

Relativamente ai vertebrati sono state finanziate alcune indagini più o meno specifiche che hanno permesso la raccolta di una notevole quantità di dati relativamente a gruppi poco conosciuti, anche perché spesso difficili da studiare.

Serotino comune (Epetesicus serotinus) nel Parco Alpi Marittime (M. De Biaggi)
Serotino comune (Epetesicus serotinus) nel Parco Alpi Marittime (M. De Biaggi)
È il caso dei pipistrelli (ordine tassonomico dei Chirotteri) sui quali il Parco Naturale Alpi Marittime ha avviato una ricerca specifica, rilevando 20 specie che rappresentano quasi i 3/4 di quelle note per la Regione Piemonte, e più della metà di quelle segnalate per l’Italia. Questa grande diversità in specie è legata alla abbondante varietà di ambienti e microhabitat che caratterizzano l’intero territorio delle Alpi Marittime, come descritto nell'Atlante del Patrimonio Naturale dei due parchi. Inoltre la presenza di agglomerati urbani, per quanto di limitate dimensioni, aumenta la ricettività del territorio per specie che prediligono ambienti antropizzati.

Ma l’Inventario della Biodiversità non comprende solamente un lungo elenco di specie! Molti studi sono stati effettuati per mettere in relazione questi dati con le tecniche di gestione del territorio, in particolare sugli ambienti agro-pastorali e forestali. Queste ricerche dovranno definire una lista di specie prioritarie, un atlante delle criticità e un insieme di strategie di gestione di questi ambienti.

Infatti, l’Inventario Biologico Generalizzato rappresenta un importante punto di partenza per comprendere a fondo il funzionamento degli ecosistemi e il loro stato di conservazione, che possono essere compromessi dai mutamenti climatici e dallo sfruttamento del territorio derivante dalle diverse attività antropiche (quali fruizione turistica, attività agro-silvo-pastorali, sfruttamento delle risorse a fini energetici) che incidono sul territorio transfrontaliero.

Negli anni, attorno al progetto dell’Inventario Biologico Generalizzato si è creata un’importante e fitta rete di collaborazioni tra professionisti, enti pubblici ed enti privati impegnati nello studio e nella conservazione della natura.

Stefano Birindelli e Federica La Pietra mostrano la collezione malacologica del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (F. Tomasinelli)
Stefano Birindelli e Federica La Pietra mostrano la collezione malacologica del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (F. Tomasinelli)
I grandi musei scientifici, in particolare il Muséum national d’Histoire naturelle di Parigi e il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, hanno stretto un’importante collaborazione con i due parchi ed hanno realizzato molte attività di ricerca sul campo e in laboratorio.

Tra queste, il Muséum national d’Histoire naturelle ha applicato moderne tecniche di indagine molecolare su alcuni gruppi tassonomici (soprattutto animali), la cosiddetta tecnica del barcoding (letteralmente “codice a barre”). Questa analisi affianca le tradizionali metodologie di catalogazione delle specie, e consiste nell’isolare una sequenza su un frammento di DNA che presenta elevati livelli di somiglianza fra individui della spessa specie e maggiore diversità tra individui appartenenti a specie diverse. La sequenza di DNA rappresenta quindi il “codice a barre” caratteristico di ciascuna specie, e confrontato con le sequenze di altre specie, ci permette di comprendere meglio i legami evolutivi tra esse. I risultati di queste ricerche sono inseriti nel sito web Barcode Of Life Data (http://www.boldsystems.org/).


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